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Sul palco di VeliaTeatro si rivela il lato «umano» dell’«Eneide»

Turismoincilento.it - Sul palco di VeliaTeatro si rivela il lato «umano» dell’«Eneide» Notizie  29/08/2012 00:20:01 - admin - La fragilità umana prima ancora che l’eroismo dei protagonisti. È quanto emerge dall’«Eneide» raccontata da Gianluigi Tosto, nell’ultimo appuntamento, lunedì 27 agosto (ore 21), con VeliaTeatro 2012. La serata finale della XV edizione della rassegna dedicata al teatro antico sull’acropoli dell’area archeologica di Elea-Velia, in cui la rappresentazione è preceduta dalla conversazione «Zenone difende la filosofia eleatica», breve dibattito su Zenone di Elea con il professore Vincenzo Fano, autore del libro «I paradossi di Zenone» (edito da Carocci), intervistato da Franca D’Agostini, docente di Filosofia della scienza al Politecnico di Torino e giornalista. L’attore, unica presenza sul palco, porta sulla scena il poema di Virgilio, soffermandosi sui personaggi sfortunati e potenti, come la regina Didone o il principe rutulo Turno, vittime di un fato che li condanna sin dal principio della storia. O come i giovani ed esuberanti Eurialo e Niso, uniti nell’amicizia fino alla morte. Del resto lo stesso protagonista Enea colpisce più nelle scene in cui emerge la sua debolezza umana, come nell’emozionata narrazione della caduta di Troia o nell’imbarazzo della sua fuga da Didone, che in quelle in cui è celebrata la sua grandezza. «Gli episodi migliori del poeta latino – sostiene Tosto – sono quelli meno raffrontabili con il modello greco omerico, che scaturiscono in maniera del tutto originale dalla sensibilità sua e dell’epoca più moderna che egli incarna. I personaggi favoriti di Virgilio sembrano essere decisamente i perdenti, quelli destinati ad un tragico epilogo». L’opera è la terza parte della trilogia «Il canto e la memoria», ideata e rappresentata dall’attore, completata da altri due grandi poemi dell’antichità: l’Iliade e L’Odissea. L’interprete, recitando alla maniera degli aedi greci dell’età arcaica, dà grossa importanza alla musica che accompagna la voce e asseconda le modulazioni dello svolgimento. Alla delicatezza dei suoni di cimbali, campane e percussioni, adatti alla dimensione interiore e notturna della prima parte dello spettacolo, si contrappone il suono metallico, netto e spietato di due grandi gong nella parte centrale, che evocano e sostengono la presenza degli dèi. Per lasciare poi il posto ai suoni di guerra del grande tamburo sciamanico tibetano, che si alternano ai fruscii della notte e delle profondità dell’animo (sonagli e corde) negli episodi di Eurialo e Niso e della morte di